L'avaro
di Molière
regia Claudio Di Palma
con Lello Arena
e con Fabrizio Vona, Francesco Di Trio,
Giovanna Mangiù, Gisella Szaniszlò,
Eleonora Tiberia, Fabrizio Bordignon, Enzo Mirone
In un’epoca di crisi come questa, ognuno si scopre un po’ venale. È inevitabile, un fattore collaterale dei tempi di magra. Non a caso, Plauto tirò fuori in tempi simili la sua Pentola d’oro e la storia passò di penna in penna dal Medioevo al Rinascimento fino ad arrivare a monsieur Molière. Non stupisce che l’avidità arida e irrefrenabile di Arpagone continui a divertire e restare attuale: Molière è intramontabile. Ma qui, a stupire, è l’espressività di Lello Arena, che ne restituisce ancor più forte la realtà drammatica: i miseri istinti dell’avaro si irrigidiscono in una maschera di gretta ipocrisia, che conducono Arpagone ad una sorte grottesca, amara, caustica. Ti rendi conto, però, alla fine, che l’Avaro non è meno deforme di chi lo schernisce in una ballata di raggiri, complotti, ipocrisie, opportunismi, menzogne, finzioni. Se Arpagone è pronto a difendere la propria ricchezza ad ogni costo, quali bassezze si nascondono dietro tutti gli altri? Proviamo a riderne e magari lo scopriremo.