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Balocco - E la tua veste bianca
Tutti gli eventi di 6 febbraio 2011
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Balocco - E la tua veste bianca

6 febbraio 2011 · ore 16.00 Portoferraio · Teatro dei Vigilanti

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coreografie di Giorgio Rossi
luci di Dalibor Kuzmanic
con Giorgio Rossi
Balocco (1992)
Costumi: Francesco Calcagnini

Così lontano dalla memoria che non ero ancora nato.
Odori, rumori e sapori di un tempo forse solo immaginato.
Quello che si vedrà in fondo c'era già.
La necessità di manifestarsi, in quanto veicolo di memoria che non può non agire, è la condizione iniziale di questo pezzo.

Spunti e immagini per il lavoro:
- un quadro di E. Munch fatto quattro anni prima della morte, intitolato: Tra l'orologio e il letto;
- alcune parti del coreografico libro di Barthes Frammenti di un discorso amoroso;
- la musica di M. Ravel e anche la canzone Balocchi e profumi interpretata da Milva;
- la voce di Totò, la marionetta più perfetta mai vista in Italia;
- il celebre libricino di Von Kleist Il Teatro delle Marionette, "... ogni movimento - diceva egli - ha un centro di gravità, basta governare quel centro, nell'interno della figura, le membra, che non sono altro che pendoli, seguono, senz'altro soccorso, in una maniera affatto meccanica, da sé".
- i testi della Duncan
- le poesie di Ungaretti e Michaux che passano così profondamente in superficie da tenere sempre viva la passione per questo genere letterario così vicino all'universo della danza.

Rosa e azzurro (1928)
Ho atteso che vi alzaste,
Colori dell'amore,
E ora svelate un'infanzia di cielo.
Porge la rosa più bella sognata.
Giuseppe Ungaretti

La pietà (1928)
L'uomo, monotono universo,
Crede allargarsi i beni
E dalle sue mani febbrili
Non escono senza fine che limiti

Attaccato sul vuoto
Al suo filo di ragno,
Non teme e non seduce
Se non il proprio grido.

Ripara il logorio alzando tombe,
E per pensarti Eterno
Non ha che le bestemmie.
Giuseppe Ungaretti

E la tua veste bianca (1996)
Una danza d’amore
Costumi di Giorgio Rossi
Testi di Salvatore Quasimodo e Friedrich Nieztsche
Musiche di Anouar Brahem, Billie Holiday, Residence.

E la tua veste bianca è il tentativo di unire al movimento nello spazio la mia sensazione su questo mondo che trasforma tutto. Passo da una danza armonica calda ed ironica, che si gioca forse sotto la tenda di Shahrazàd in mezzo al deserto, al tramonto primaverile, davanti a freschi e aperti visi di fanciulle incantate, che m'incantano, nel paese della fantasia al sorriso tra il lievemente perverso e il divertito, nel caos dell'apparente ordine di questo mondo fatto di egoismi al silicone con facce da tubi catodici, che sono indifferenti ai massacri quotidiani ed attenti all'apparenza di apparire felici accessoriati fino alla nausea. La Danza finisce in un autodistruzione, contenta di sparare e spararsi e di tagliarsi le chiappe, gli attributi, sbudellandosi in un rituale kitsch della grande felicità, che ci viene dagli U.S.A e getta.

E LA TUA VESTE E’ BIANCA
Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema
e tocca le tue braccia nude.

Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide,
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapeva di circo.

Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo,
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.
Salvatore Quasimodo

La domenica a Teatro ...
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